La Sicilia ricevette un’energia notevole dalla dominazione greca nel IV sec. a. C. che permise all’isola uno sviluppo repentino, almeno fino all'arrivo dei Cartaginesi che si stanziarono nella parte occidentale della Sicilia, distruggendo l’organizzazione politica greca. Siracusa fu l’unica città a resistere all’invasione cartaginese, cercando inoltre di estendere il proprio controllo all’area dello stretto grazie alle fortificazioni di Messina, Taormina e Tindari . Dopo la fine della seconda guerra punica la Sicilia passò sotto la dominazione romana, e fu per questo divisa in due province. Ma l’isola mantenne per lungo tempo i caratteri della cultura ellenica a causa della scarsa influenza della cosiddetta “romanizzazione”. La prova evidente dell’ininfluente contributo culturale romano risiede nella mancanza oggettiva di città siciliane fondate dai romani. Le campagne, invece, mostrano evidenti segni dell’eredità romana, tangibili in piccoli centri e splendide ville, tra cui ricordiamo, l’incantevole Villa Romana del Casale a Piazza Armerina (Enna), patrimonio mondiale dell’UNESCO, che presenta mosaici pavimentali unici al mondo.
La caduta dell’impero romano d’occidente permise il ritorno prepotente della cultura ellenica sull’isola, tale da imporre in maniera quasi esclusiva la lingua greca. Ma fu grazie agli arabi, che la Sicilia subì profondi cambiamenti giuridico-economici dal IX sec. in poi. A loro si deve la diffusione sul territorio siciliano della religione islamica e la costruzione di un sistema idrico efficiente. Dal XI sec. la Sicilia subisce la dominazione dei Normanni che subentrano agli Arabi imponendo il controllo della Chiesa di Roma e il sistema feudale. L’evoluzione del Feudalesimo assiste all’ascesa del potere aristocratico sia negli ambienti cittadini sia in campagna, concretizzandosi, nella parte occidentale dell’isola, nella sovranità di famiglie potenti come quella dei Chiaramonte e dei Ventimiglia.
Neanche la dominazione spagnola riuscì a intaccare il potere dei baroni, poiché scarso fu il potere che il governo spagnolo concesse, fin dal 1415, ai viceré in Sicilia. Ma durante la dominazione spagnola, l’isola comunque acquisisce un ruolo di notevole importanza e influenza nell’area del Mediterraneo, grazie soprattutto a interventi di potenziamento del sistema stradale, agricolo e militare La pace di Utrecht del 1713 sancisce la fine del governo spagnolo in Sicilia e l’insediamento nell’isola dei Savoia, che rimasero fino al 1720, e degli austriaci fino al 1735, anno in cui la Sicilia fu annessa al Regno di Napoli e assistette all'ascesa dei Borbone. E’ grazie alla presenza borbonica e inglese che la Sicilia rimase indipendente alla dominazione francese.
Alla Costituzione concessa nel 1812 da Ferdinando IV ai siciliani, che prevedeva l’abolizione dei privilegi feudali, si ricollega l'origine della mafia, strumento intimidatorio usato spesso dai baroni siciliani per sovrapporsi al potere dello stato. Dai moti liberali del 1820-21, in contrasto con la Costituzione del 1812, attraverso le insurrezioni dei rivoluzionari democratici del 1848-49, la Sicilia partecipa all’impresa di Garibaldi che nel 1860 ottiene l’unione dell’isola al Regno d'Italia. Questa nuova situazione politico-economica creò le premesse per l’incremento dei traffici e lo sviluppo di strutture essenziali come strade e ferrovie.
Gli anni della Repubblica sono contrassegnati dall’acquisizione dell’autonomia regionale nel 1946, caratterizzata da una politica poco determinante e influente nei confronti dei problemi della regione e poco risolutiva davanti al fenomeno della mafia, che si sviluppa notevolmente negli anni 80 e che adesso si scontra con una crescente cultura anti-mafiosa, cosciente delle potenzialità dell’isola e consapevole della necessità di valorizzarle.








